Manipolazione dei
fattori emotivi nel marketing
Turistico.
Secondo Kotler e Normann, i
fattori
emotivi sono la prima fonte di
persuasione. Il consumatore acquista un prodotto perchè è
spinto da un bisogno,
reale o
indotto.
Essi
sostengono
tra l'altro che per canalizzare i
bisogni reali o indurre detti bisogni
possono essere
manipolati i
fattori emotivi. Per poter applicare i quali, devono essere
identificati i settori d'intervento e quindi
studiarne statisticamente la composizione
sociologica, valutandone le percentuali di
persone che possono essere recettive ai
diversi messaggi e perchè. E qui come potete
immaginare Mr. Kotler docet.
Secondo lo Standford Research Institute ( ma
anche Eurisko riporta dati simili) l'80%
della popolazione è "eterodiretta", non è
cioè in grado di decidere da sé,
subendo passivamente l'influenza dei mass
media, delle pubblicità, delle mode ecc. E' quindi indotta alla scelta da fattori
esterni. Essere in grado di comprendere detti fattori
e saperli manipolare significa conquistare
un particolare mercato.
Spero perdonerete l'esempio professionale
sul settore Viaggi-Turismo.
Il Viaggiatore è colui che pagando di
persona in disagi e rischi accresce
la sua apertura mentale confrontando i suoi
limiti di conoscenza con altre culture ed
abitudini e ricevendo da ciò maturazione,
accrescimento culturale, apertura mentale ed
esperienza.
Essi, i Viaggiatori, fanno parte di
"quel" 20% degli utenti "autodiretti" che
sanno cioè riconoscere i propri bisogni e
scelgono come appagarli autonomamente;
tendenzialmente quindi sanno scegliere da sé
i propri viaggi ed itinerari e non si
lasciano convincere da facili ed ammiccanti
offerte, dai sorrisi e dai colori verdi.
Il restante 80% degli Utenti, oltre a non
essere in grado di ben interpretare i propri
bisogni e quindi di scegliere offerte
diverse, non sopporta i disagi ed i rischi
di nuove ed incontrollate situazioni, non
sopporta di cambiare abitudini e mal
sopporta anche l'idea di dover rivedere o
mettere in discussioni verità e costumi,
valori ed opinioni che ritiene comodamente
certi ed assodati. E' quindi un NON
Viaggiatore .
"Quel" 80% di fronte al "viaggio" è
traumatizzato dal cambiamento, dal nuovo,
dall'inconsueto, dal diverso e dal non
conosciuto.
Ma è un'ampia fascia di
Utenti.
E quindi allettante.
Gli Operatori
Turistici hanno dunque creato con
l'uso sapiente dei media
il mito del
viaggio e nella vacanza esotica uno
status simbol che proprio
quel 80% è incapace di evitare; chi compie
quell'azione (il viaggio esotico) ha cioè un
riconoscimento dall'ambiente che lo circonda
(amici, famiglia e lavoro); l'utente può in
sintesi "vantare" l'esperienza acquisita.
Ma ciò che teme, e che lo allontana dal
viaggio esotico sono proprio
le incognite di quella "esperienza".
Gli Operatori
Turistici quindi, dopo avere
creato il bisogno di un "Viaggio Esotico"
con massicce campagne promozionali ormai
planetarie, hanno raffinato la tecnica
dell'offrire il NON VIAGGIO a NON
Viaggiatori.
Immagini capaci di suscitare emozioni e
sogni (tramonti tropicali ed
isole incantate dalle candide spiagge)
avvicinano e rassicurano l'Utente NON
Viaggiatore al quale però viene offerto
immediatamente il NON Viaggio, un
luogo sì esotico, ma completamente isolato
dall'ambiente circostante (nel quale
difficilmente l'Utente si azzarderà ad
entrare), una sorta di prigione d'oro dove
potrà mangiare gli stessi cibi, parlare la
stessa lingua e vedere gli
stessi programmi TV, continuare a
coltivare le stesse abitudini di casa
insomma, senza cambiamenti né
traumi, ma potendo poi vantare "l'esperienza
esotica".
Addirittura si è arrivati ad organizzare
NON partenze (onde evitare anche questo
trauma) dove si danno all'Utente indicazioni
chiarissime sul cosa mettere o non mettere
in valigia, la quale valigia viene prelevata
a casa dell'Utente che si ritroverà
poi direttamente
nella camera prenotata
del Villaggio.
E' evidente che a quel tipo d'Utente,
ammaestrato sino a quel punto e rinchiuso
nel Villaggio "tutto compreso" ma circondato
da quell'esotismo sentito così diverso e
quindi ostile (del quale però poi potrà
vantarsi al ritorno), sarà poi molto facile
vendere e propinare di tutto, dai gadged ai
servizi più incredibili quanto
"artificiali", messi lì
apposta per loro (e costosi).
Ovviamente, aldilà dell'esempio viaggi,
tutti noi ogni giorno come
il NON Viaggiatore dobbiamo
fare i conti col messaggio
subliminale di turno, con l'ennesima
faccina ammiccante, che ci spiega che è proprio
di quel
prodotto che abbiamo bisogno, se felici e
realizzati vogliamo essere .
Da che parte stiamo della barricata, in
"quel" 80% o di là ?
Vediamo giusto un accenno
tratto dall'Istituto di Ricerca Standard
Research Institute, ma più specificatamente
secondo
Philip Kotler (il grosso Guru
del
Marketing Turistico).
Anche se Eurisko
traccia lineamenti molto simili.
1.I Survivor (sopravvissuti) sono gli
individui che lottano per sopravvivere e
cercano di soddisfare i bisogni più
immediati. La loro vita si caratterizza da
un atteggiamento rassegnato; sono persone
malate, anziane, depresse, che si muovono
poco di casa; sono grandi consumatori di
televisione, medicine, vendite dirette.
Anche in loro tuttavia si può trovare un
interesse per particolari prodotti
turistici, come i pellegrinaggi e le
escursioni durante le quali vengono venduti
prodotti per la casa [ :( ].
Quantitativamente sono considerati il 20%
dei Consumatori.
2. I Sustainer ( dipendenti), faticano nella
loro vita quotidiana ma hanno un
atteggiamento positivo, improntato alla
speranza; sono il 35% circa dei Consumatori,
sono persone che dividono il loro tempo fra
lavoro e famiglia e trovano poco spazio da
dedicare ad altri interessi. Sono i
consumatori dei beni più diffusi ed
alimentano il turismo di massa.
3. I Competitivi sono circa il 10% dei
Consumatori e si caratterizzano per la loro
voglia di migliorare la loro posizione
sociale anche facendo uso di Status Symbol,
Sono grandi consumatori di beni ed anche di
viaggi appariscenti (Maldive, Caraibi,
Seychelles ecc.). Sono ottimi clienti per
gli Operatori Turistici (ma anche per
qualsiasi venditore di beni appariscenti e
simbolo[auto di grossa cilindrata, orologi
firmati ecc] perchè disposti a spendere
molto per prodotti che sono in grado di
stimolare la loro vanità.
4. Gli Sperimentatori , circa il 5% dei
Consumatori, sono persone curiose, che amano
le novità e le cose fuori dal normale. Nel
settore turistico sono consumatori di viaggi
raffinati o avventura, di qualità e comunque
non di massa.
5. I Socialmente Impegnati , circa il 5%,
sono una categoria che và riducendosi.
Andavano a Cuba, India e Cina negli anni 70,
ed ora, consumatori di prodotti naturali e
viaggi impegnativi scelgono Africa, America
del sud ed ancora Cina.
6. Gli Integrati , il 2% sono persone di
alto reddito che difficilmente acquistano i
normali prodotti, anche turistici, per via
di barche, aerei e ville proprie.
7. Gli Spettatori , il 10% sono giovani che
hanno abitudini semplici, reddito modesto e
passano il tempo libero prevalentemente in
gruppo (fast food, bar, disco). Facili prede
del consumismo più esasperato, acquistano
viaggi brevi. (trasferte in pullman per
partite di calcio, weekend a Rimini ecc)
8. Gli Studenti , il 13% sono i teenager,
che sono diventati, tramite le scuole e le
famiglie, anche grossi acquirenti di viaggi,
(lingue, corsi, gite scuola).
Questa suddivisione è riferita al turismo,
ma è facilmente adattabile a qualsiasi
settore, che le percentuali non variano, e
quindi esiste la possibilità di sviluppare e
scavare particolareggiando senza pietà,
aldilà del turismo e generalizzando
sul
Marketing spicciolo, sempre
ben applicabile al web-marketing.
...della serie, dimmi dove sei stato in
vacanza ( o che prodotto hai comprato) e ti
dirò chi sei, e quindi saprò meglio venderti
(leggi convincerti a comprare) i miei
prodotti.
L'importanza del
beneficio
emotivo nelle scelte
d'acquisto.
Sembra che nelle scelte quotidiane che
compiamo, [nel scegliere un tipo di
prosciutto come il modello di un'auto] sia l'affezione
più che la razionalità a portarci a scegliere.
Tentiamo di descrivere l'affezione,
[o scelta emozionale];
Pensate ad una tavola bella spessa, larga un
metro e lunga 20 appoggiata al pavimento. Ci
correreste sopra senza problemi vero?
Immaginatela a 100 metri d'altezza.
La parte logica della mente ci dice no problem,
... uguale a prima, ma domina la paura e non ci
sentiamo mica tanto di correrci sopra.
Poi certo possiamo dire che forse potrebbe
rompersi, che potrebbe esserci vento, ...ma sono
considerazioni successive queste,
razionali,
ciò che invece avvertiamo subito, aldilà del
ragionamento, l'immediato senso di timore e
paura è dato da una reazione del sistema
affettivo
, che operando in maniera indipendente dal
pensiero cosciente e razionale diffonde i propri
effetti chimici e ...ci fa
scegliere.
Ci fa comprare.
E ci fa anche NON
comprare e cercare altrove.
Un tizio, tale Antonio Damasio, un
neuroscienziato di fama mondiale, ha studiato
persone normalissime ma che hanno subito un
danno cerebrale al
sistema
emozionale; ebbene, nonostante la loro
evidente normalità, privi del
messaggio
emozionale si trovano assolutamente
incapaci di scegliere, sanno bene cosa devono
fare e quando, ma non sanno decidere ad esempio
dove vogliono vivere, cosa mangiare, come
vestirsi e ... dove andare in vacanza.
La ricerca ha quindi dimostrato che le decisioni
finali vengono prese non dal sistema
logico-razionale
ma da quello
emozionale-affettivo .
Le persone prive di emozioni
sono dunque incapaci di scegliere.
Così come un messaggio pubblicitario privo di
emotività è incapace di farsi scegliere.
Ed un sito incapace di suscitare aspetti
emozionali affettivi non solo sarà incapace di
vendere ma addirittura di tenere l'utente.
In sintesi, tentare di spingere una vendita
limitandosi ad offrire uno sconto o un paghi 2
prendi 3 lanciati in modo
razionale e
logico ma privi di
affettiva
emozionalità, non suggestioneranno mai il
potenziale cliente, che cercherà l'emozione
sufficiente per
acquistare altrove.
Sembra dunque che di
fronte ad un prodotto-servizio riceviamo [o
vorremmo essere in grado di poter indurre dai
nostri website] stimoli emotivi diversi e
potremmo qui analizzarne tre tipi;
Stimolo a
livello Viscerale - Wow lo voglio! Non ci
interessa subito a cosa serve o cosa costa, ma
siamo attratti immediatamente da ciò che vediamo
e lo desideriamo a priori.
Stimolo a
livello Comportamentale - Capisco che la
cosa funziona, che ha la sua usabilità e che è
ciò che sto cercando, mi sembra utile,
comprensibile ed efficiente;
quindi potrei acquistarlo.
Stimolo a
livello Riflessivo - Farei un figurone
con quello se potessi averlo! Esprime la nostra
immagine, ciò che crediamo o ci piace far
credere che siamo. O che vorremmo essere. Un
abito adatto a noi, un tipo di arredamento o un
particolare viaggio. Spesso quindi è anche
l'area degli Status symbol.
Un buon
prodotto o servizio, se ben
presentato, deve suscitare nell'utente uno di
questi stimoli.
Parlando ad esempio di
orologi pensiamo all'orologio Casio "G-Shock":
sobrio e robusto, ben funzionante ed affidabile,
comprensibile nella sua usabilità e con diverse
funzioni a disposizione. Ci invia uno Stimolo
Comportamentale
che potrebbe indurci all'acquistarlo.
Un ottimo
prodotto o servizio potrà indurre
Stimoli
Viscerali e
Comportamentali,
o altre coppie di combinazioni; immaginiamo gli
orologi "Swatch"; una delle sue campagne
pubblicitarie ricordava che Swatch produce non
solo orologi ma emozioni. Chi ama questo tipo di
espressione artistica, vedendolo [Viscerale]
prova subito una forte emozione - wow lo voglio!
- seguita dalla considerazione [Comportamentale]
che in effetti è un oggetto funzionale, usabile
e a basso costo e che possiamo senz'altro
acquistarlo... anche solo per tenerlo poi in un
cassetto.
Un eccellente
prodotto o servizio potrà indurre Stimoli
sia a livello Viscerale, sia Comportamentale che
Riflessivo: immaginiamo un fantastico orologio
Cartier, del tipo che amiamo. Immediatamente ci
sentiamo attratti [Viscerale]
e ...wow lo voglio! poi ci ragioniamo su [Comportamentale]
e ci rendiamo conto che ha una ottima usabilità
e ne comprendiamo bene il funzionamento, infine
[Riflessivo]
riteniamo che possa esprimere la nostra
[supposta o desiderata] immagine, colta
benestante e raffinata.
Un orologio Cartier quindi appare facile come
vendita,
ma solo a quel giusto target di persone.
E naturalmente se collocato nell'ambiente
giusto, con un arredamento adeguato e personale
all'altezza.
Possiamo quindi
concludere che così come un messaggio
pubblicitario privo di emotività è incapace di
farsi scegliere, un hotel od un
villaggio [la sua immagine,
lo staff, la coreografia
ed il feeling indotto] incapace di suscitare
aspetti emozionali affettivi adeguati alle
aspettative suscitate, non solo sarà
incapace di vendere ma addirittura di tenere
l'utente, bisognoso di sognare
la sua vacanza ed essere poi in grado di
raccontare, da protagonista, quel sogno
vissuto.
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